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Transazioni sangue infetto, Lorefice: «Ancora troppa incertezza»

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Roma, 28 luglio 2016

«Ci sono voluti due anni per avere delle risposte ad una nostra interrogazione nella quale, per l’ennesima volta, chiedevamo dati certi in merito all’annosa questione del sangue infetto. Alla fine -spiega la parlamentare Marialucia Lorefice, capogruppo Commissione Affari Sociali-, il Ministero della Salute è riuscito a rispondere ad alcune domande che avevamo posto quale, ad esempio, quella relativa al numero dei soggetti che avevano presentato domanda di adesione alla procedura transattiva intrapresa nel 2007 e poi accantonata, il numero di coloro la cui domanda è stata rigettata e di quelli cui, invece, è stata accolta e di conoscere le somme stanziate e disponibili per la conclusione della predetta procedura».

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«Il Ministero continua a presentare la nuova procedura di liquidazione del danno tramite equa riparazione come fosse una vittoria per tutti. Niente di più sbagliato. L’equa riparazione -sottolinea la Lorefice- non ridarà la dignità a coloro che combattono da anni per veder riconosciuti i propri diritti a causa di errori imperdonabili dello Stato. Lo stesso Stato che adesso, tramite questo espediente, tenta di prendere i malati ed i loro familiari per stanchezza. Al massimo 100 mila euro per ogni vittima e via, certo che la maggior parte dei soggetti interessati si accontenterà pur di non perdersi nel labirinto burocratico della procedura transattiva. Va, altresì, sottolineato che l’equa riparazione non sostituisce la transazione, ma è un’alternativa».

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«Dal 2007 tante persone aspettano la conclusione di un accordo transattivo che non si sa se si avvierà mai alla conclusione. Nel frattempo -evidenzia la parlamentare del M5S-, molti continuano a morire senza ricevere giustizia. Altri ottengono giustizia dai tribunali ma non vengono comunque risarciti dallo Stato soccombente dato che le casse del Ministero non lo permettono».

«Vittime della malattia -conclude Marialucia Lorefice-, queste persone, diventano vittime persino dell’ingiustizia e di una burocrazia che non fa ottenere ciò che spetta loro di diritto».

 

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